Un amico nello spirito

Di don Fabio Bartoli – Omelia 2 gennaio 2019

 

Il vangelo che abbiamo ascoltato si lega bene al giorno in cui celebriamo Basilio e Gregorio e indirettamente la grande amicizia che li unisce, forse la più celebrata nella storia della Chiesa.

Come dicevo all’inizio della messa, avere un amico nello spirito è forse il più grande dono che il Signore ci possa dare, perché un amico nello spirito, è la via più forte e sicura per andare a Lui.

 

Però, al tempo stesso, è necessario che questo amico dica con verità e con franchezza, quello che dice Giovanni Battista nel vangelo che oggi abbiamo ascoltato: “io non sono il Cristo”.

Sembra un paradosso ma c’è sempre un momento in cui ci viene la tentazione di adorare qualcuno, di venerare qualcuno come se fosse lui il Cristo. Anche con buone intenzioni, intendiamoci, anche senza cadere realmente nel peccato di idolatria.

Per esempio accade appunto tra amici, può accadere anche tra marito e moglie, che l’affetto, l’amore che ci uniscono, siano tali, per cui uno finisce con il chiedere all’altro, la propria felicità… come se l’essere felici dipendesse dall’essere riamati dall’altra persona.
Ma non è così. Non è così perché la nostra felicità viene da Cristo.

Io non sono il Cristo, dice Giovanni Battista.

 

Un amico è un tesoro prezioso, una moglie ancora di più evidentemente, un amico è un tesoro prezioso perché ci guida verso Dio, ci accompagna a Lui, ci stimola, ci fa crescere nella fede, ci è di specchio per mostrarci i nostri difetti, ma soprattutto ci dice le nostre qualità.

Un amico è quello che ci permette di credere in noi, è quello che ci dà convinzione delle nostre capacità, dei nostri mezzi. Un amico è fondamentale per acquisire un po’ do fiducia in se stessi, un po’ di autostima.

Un amico è essenziale ma non è il Cristo, perché solo il Cristo battezza nello Spirito Santo, cioè ci riempie dell’amore di Dio.


Solo il Cristo ci dà questa luce, questo legame infinito, che ci fa fare quel salto qualitativo che ci permette poi, a nostra volta, di essere per gli altri e quindi di essere non più quelli che ricevono amore ma quelli che danno amore.

Io non sono il Cristo, dice Giovanni Battista, e anche noi dobbiamo avere il coraggio di dire a nostra moglie, a nostro marito, ai nostri amici, tu non sei il Cristo.

Questo è il più grande servizio che possiamo fargli, perché è una liberazione avere il coraggio di dire una cosa del genere.

 

È una liberazione per chi lo dice, perché ci libera da aspettative esagerate, ma è una liberazione anche per chi se lo sente dire, perché lo libera dall’ansia di prestazione verso l’amico o il partner.

È una liberazione perché mette l’amicizia o il matrimonio nel loro giusto posto, nel loro giusto contesto: tu non sei il Cristo.

È quello che ad un certo punto della loro vita hanno avuto il coraggio di dirsi Basilio e Gregorio, che hanno messo la loro vocazione al di sopra della loro amicizia per quanto grande.
E sono stati separati dalla vita, proprio perché hanno preferito il Signore all’amicizia. E per questo motivo entrambi sono diventati un faro straordinario nella storia della chiesa.

È un grande servizio dire alle persone che amiamo “tu non sei il Cristo”, è un servizio che gli dobbiamo. Ci conceda il Signore di farlo e soprattutto di vivere interiormente con questa libertà del cuore.

 

Fonte: lafontanadelvillaggio

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