Prendiamoci tempo, tempo della memoria

di Lucia Boccacin *

È un momento strano, questo: per alcuni è “sospeso” immobile, lunghissimo.
Per altri è saturo di lavoro infinito, doloroso, lacerante. Facciamo in modo che sia un tempo che per ciascuno abbia un senso.

 

In questi giorni si sentono tanti numeri: numero di nuovi contagi, numero di ricoveri, numero di decessi..

Il punto è che non sono numeri, sono persone.

 

In particolare i morti, i tanti, tantissimi morti di questo tempo, sono nonni, genitori, figli, fratelli o sorelle, vicini di casa, amici, conoscenti, estranei di cui non sappiamo nulla, ma che fanno parte della nostra vita, della nostra storia.

 

“La morte di ogni uomo mi diminuisce”, scriveva John Donne. Sentiamoci tutti diminuiti, deprivati, più poveri e più soli per la morte di queste persone e prendiamoci il tempo per piangerle, per dedicare loro un pensiero, per pregare per loro, per riflettere, per fare memoria del loro lascito che è nostro comune patrimonio.

 

Patrimonio vuol dire dono del padre, cioè di chi ha la responsabilità ultima, di chi ha la statura umana per rispondere: è un patrimonio di vita, di conoscenza, di affetto, di quotidianità e di unicità, di debolezza e di coraggio che tutti, perdendo loro, abbiamo perso.

 

Prendiamoci un tempo così: ci renderà consapevoli del sacrificio di tante persone: sacrificio significa rendere sacro, cioè avere tra le mani un valore inestimabile.
Prendiamoci tempo per cogliere questo valore inestimabile, per apprezzarlo, per interiorizzarlo, per dare a esso visibilità e voce, per metterlo a frutto.

 

Non passiamo oltre frettolosamente, ricercando solo la quotidianità rassicurante – e a volte un po’ ottusa – di ieri: facciamo tesoro di questa esperienza di dolore e di coraggio.


Non dimentichiamo le nocche screpolate e sanguinanti dei medici e degli infermieri per i troppi lavaggi con i detergenti acidi, le piaghe formate dalla mascherina messa e mai più tolta, la sinusite dovuta alla fatica di respirare sotto il casco di protezione di chi cura i malati.

 

Ricordiamoci dei giovani che, non incoscientemente, ma del tutto consapevoli ci hanno dato una grande lezione di coraggio, stando vicino alle persone per curarle, degli adulti che non si sono sottratti al loro compito per gli altri, degli anziani che hanno condiviso conoscenze e offerto saggezza e compagnia.

 

I nostri figli, i nostri genitori, i nostri nonni ci hanno dato e continuano a darci una lezione indimenticabile su cosa sia la vita, sul suo valore incommensurabile, sulla capacità di mettersi in relazione con gli altri anche solo attraverso uno sguardo e stando così vicino più che con mille parole, sugli infiniti modi che ci rendono persone uniche, irripetibili: non disperdiamo questa lezione, prendiamoci il tempo per impararla, per farla nostra e per rimetterla in gioco come possiamo, come riusciamo.

 

Dopo sarà possibile ancora sorridere, ridere, fare tante cose insieme, essere multitasking, vorticare freneticamente, correre di qua e di là e ripetere, come un mantra, “no, non abbiamo tempo”.

 

Ma oggi prendiamoci questo tempo per piangere, per pregare, per fare memoria, per prenderci cura dei nostri ricordi, per dare voce a chi ora non l’ha o non l’ha più.


È un tempo strano, questo: per alcuni è “sospeso” immobile, lunghissimo. Per altri è saturo di lavoro infinito, doloroso, lacerante. Facciamo in modo che sia un tempo che per ciascuno abbia un senso, da qualsiasi parte della vita lo si stia vivendo.

 

Prendiamoci tempo per riscoprire in noi la pietas, la com-passione, lo stupore per l’infinita dedizione, lo sguardo benevolo, l’ammirazione, la fierezza, il coraggio, la tenacia, l’indomabilità.

 

Scriveva Andrej Sinjavskij: «Quale tenerezza provi all’improvviso per un pezzo di sapone!».
Il nostro sapone oggi è la consapevolezza di tutto questo tesoro, vero e proprio capitale sociale per ciascuno di noi.

 

Saremo un paese piegato, ma non spezzato; denso di dolore ma non vacuamente liquido; affetto da una enorme sofferenza, ma animato da quella incrollabile speranza che accompagna ogni rinascita, ogni nuovo inizio.

 

* docente di Sociologia delle comunità e Sociologia delle relazioni educative, facoltà di Scienze della formazione, campus di Milano

 

Fonte: cattolicanews.it

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