Madre della Speranza

di don Fabio Rosini

Il capodanno mi è sempre sembrato come una specie di sacramento laico del tempo che passa.
Questo è un giorno in cui è facile dedicarsi ai bilanci, chiedersi come è passato il tempo e come sarà il tempo che viene.

 

Ci trova migliori questo giro di boa? Ci trova cresciuti nell’amore?
Ci trova ancora capaci di amare, ancora capaci di frequentare il nostro cuore?

Perché alla fine dei conti è su questo che si misura la vita: sulla capacità di amare, non sull’efficienza e men che meno sul successo delle nostre iniziative, e dunque è su questo che ha senso fare un bilancio.

E cosa aspettarsi per il futuro?

Temo che senza Cristo il tempo che passa sia una catena che ci lega alla disperazione: cosa altro potremmo ragionevolmente aspettarci se non di essere di un anno più vicini alla nostra morte?

Certo, nel frattempo possiamo ingannare noi stessi con piccole gioie transitorie, che hanno comunque un valore, intendiamoci, perché ogni frammento di consolazione ne ha: le gioie della famiglia, dell’amicizia, i successi e le gratificazioni personali che la vita qualche volta da e qualche volta toglie… ma senza Cristo, che vale?

 

Tra pochi mesi nella notte di Pasqua la Chiesa canterà “nessun vantaggio per noi essere nati se lui non ci avesse redenti” e questa frase può ben applicarsi a tutta la nostra vita: nessun guadagno c’è nell’amicizia, nell’amore o nel successo senza quell’incontro con Cristo che proietta tutto questo nell’eternità e ci rende così padroni e non più schiavi del tempo.

Ma nella sua sapienza la liturgia lega il capodanno a Maria, madre di Dio e dunque madre della nostra speranza.

 

Se Gesù ha voluto nascere bambino anziché giungere nel mondo come un uomo fatto (come accade ad esempio nei miti greci) è perché non ha voluto donarci soluzioni già confezionate, ma piuttosto offrirci il tesoro più prezioso: la speranza.
Perché ogni bambino che nasce -e quanto di più se è il figlio di Dio- è un segno di speranza. Ci dice che Dio non si è stancato del mondo, ci dice che c’è una luce in fondo al cammino, ci dice che tutto sempre può ricominciare.

 

Auguro a tutti voi un buon anno allora.


Un anno che non sia facile, ma ricco di speranza.

Un anno in cui il vostro cuore sia più forte di ogni avversità, in cui sappiate sempre trovare il tempo di ascoltare un amico, in cui riusciate a rubare attimi di bellezza alla vostra agenda, in cui nulla possa ingrigire i vostri desideri.

Vi auguro un anno in cui possiate tornare a bere alla sorgente del cuore, non dico sempre, non dico nemmeno spesso, ma almeno di tanto in tanto.

La speranza è il grande segreto che rende tutto questo possibile, la risorsa segreta che ci fa più forti di ogni cosa, perché la speranza è Cristo, il figlio di Maria, il pantokrator (cioè letteralmente colui che tiene tutto nelle sue mani), che dal seno della madre di benedice, come in questa bella immagine qui sopra.

Maria madre della nostra speranza prega per noi.

 

Fonte: lafontadelvillaggio

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