L’uomo che riabilita i membri delle gang

Padre Gregory Boyle, fondatore di Homeboy Industries, e la riabilitazione dei detenuti.

 

Chi capita per la prima volta sul sito internet di Homeboy Industries normalmente rimane senza parole. Sono così tante le storie di uomini e donne coinvolti nelle gang locali, che sono stati in prigione e che ora testimoniano l’inizio di una nuova vita.

 

«Sono finalmente libera; è stata una lotta all’inizio perché, quando sono arrivata qui, non avevo pazienza», racconta Brandi Parham sul sito di Homeboy Industries. «Grazie a questo posto sono riuscita anche a riavere indietro i miei figli. Io vivo per loro e avevo bisogno di fare questo non solo per me ma per loro», continua Brandi.
Questa e tante altre storie di vita vissuta raccontano il successo di Homeboy Industries, una realtà nata e cresciuta a Los Angeles, California, in una delle zone più fortemente toccate dalla violenza delle gang locali, che desidera offrire una speranza ai membri delle gang e a chi esce dal carcere.

 

Padre Gregory Boyle, gesuita, ha dato inizio a quest’avventura più di trenta anni fa quando venne inviato come parroco nella chiesa della missione di Dolores, la parrocchia cattolica più povera di Los Angeles.

In queste persone, da tanti considerate solo pericolose, padre Gregory ha visto degli esseri umani che avevano bisogno di aiuto e ha cominciato a organizzarsi per tendere loro una mano.

 

Da allora Homeboy Industries è diventato il più ampio programma di intervento nei confronti delle gang, di riabilitazione e di reinserimento nella società.

«Ogni anno accogliamo migliaia di persone che varcano la nostra porta con il desiderio di cambiare la loro vita» si legge sul sito di Homeboy Industries.
I servizi offerti sono vari: dal programma di 18 mesi per il lavoro e il reinserimento alla rimozione dei tatuaggi.

Ma la cosa più importante è che quando qualcuno entra in questa realtà, viene inserito in una comunità di relazioni fraterne e questo fa la differenza, dà la forza, spinge al cambiamento.

 

«I membri delle gang tornano alla loro verità fondamentale: che sono esattamente ciò che Dio aveva in mente quando li ha creati» afferma con forza padre Gregory. Parlando del cammino fatto, non solo con gli ospiti di Homeboy Industries ma nella società, padre Gregory Boyle commenta:
«Nei nostri primi dieci anni abbiamo ricevuto minacce di morte, messaggi d’odio, minacce bomba e tutto questo non da membri delle gang ma da coloro che avevano deciso di odiarci perché aiutavamo chi faceva parte delle gang. Ora questo non accade più. Non solo la violenza da parte delle gang si è ridotta ma anche la demonizzazione dei suoi membri».

All’inizio padre Gregory aveva attivato delle collaborazioni con alcuni esercizi commerciali a Los Angeles incoraggiando l’assunzione di ragazzi e ragazze che avevano partecipato ai programmi di Homeboy Industries. Con il passare del tempo, è diventata un’organizzazione no profit e ha cominciato a mettere in piedi le proprie attività capaci di dare lavoro agli ex detenuti appartenenti alle gang.

Oggi sono una decina le attività a marchio Homeboy Industries nelle quali le persone che frequentano i percorsi offerti dall’organizzazione trovano un impiego: dalla panetteria al catering, dal servizio di riciclo di materiale elettronico al negozio di merchandising.

L’idea della quale padre Gregory si è sempre fatto promotore è che anche gli individui considerati peggiori possono rifiorire quando viene data loro una seconda possibilità.
«Siamo nel business delle seconde possibilità», si legge sul sito www.homeboyindustries.org.
Nel 2018 Homeboy Industries ha accolto e offerto servizi a quasi settemila persone.

Per il futuro padre Gregory spera di poter aprire un progetto residenziale che permetta anche di avere un alloggio perché «quando escono di prigione, i membri delle gang non sanno dove andare».

Fonte: Osservatore Romano

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