Benigni ha tradito il “Cantico”, ma ancor peggio è il silenzio generale

Nella sua performance a Sanremo sul “Cantico dei Cantici”, Benigni ha usato la Bibbia a modo suo, stravolgendone il significato.
Ma guai a dirlo.

 

Di Laura Cioni per ilsussidiario

Caro direttore,

non mi ha sorpreso più di tanto la lettura del Cantico dei Cantici che Benigni ha fatto al Festival di Sanremo. Era prevedibile che il testo sarebbe stato usato in modo univoco, dato l’ambiente dell’Ariston, che non è un severo centro di studi biblici e data la preparazione di un attore che, seppure colto, conosce la Bibbia in modo piuttosto elementare.

Mi ha sorpreso invece il silenzio dei cattolici sull’uso a dir poco ambiguo di uno dei libri dell’Antico Testamento, che è pur sempre parola di Dio.
Con tutta l’insistenza di questi decenni sulla “Parola”, non uno ha battuto il pugno sul tavolo.
Sarebbe bastato questo, questo gesto di collera e di indignazione per una lettura che fa scempio della lettera del testo e dei suoi molteplici significati.

Mi piacerebbe sapere, per esempio, da quale versetto si sia potuto trarre l’invito a una serata di sesso collettivo all’Ariston in tutte le modalità possibili etero e omosessuali. Sarebbe questo l’amore che il Cantico descrive, l’amore sponsale, la gioia segreta dell’intimità?

Sono una semplice cattolica. Non mi intendo di esegesi biblica, di spettacolo, non sono una fan di Sanremo anche se mi piace la musica, so qualcosa di ciò che la Chiesa insegna sulla Sacra Scrittura.
Per molti anni ho insegnato italiano e latino e credo di saper commentare un testo in una classe, non certo di fronte a una platea. Il mio compito di prof non era quello di divertire, ma di far comprendere.
Sono anni luce lontana dalla verve e dagli scopi di Benigni.

Però se anche Benigni legge Dante, o Machiavelli, o la Costituzione, se altri leggono Leopardi o Vittorini impoverendoli o peggio fraintendendoli, io il mio pugno sul tavolo lo batto. Anche se nessuno sente il rumore del mio dissenso. Serve a me.

Perché a furia di chinare il capo, di abbozzare sorrisetti benevolenti ma sotto sotto amari, a furia di lasciar correre gli errori che si pensa, sbagliando, siano innocui e di breve durata, tra non molto il pensiero si troverà nel buio di una notte nera dove tutte le vacche sono nere. Beninteso, anche quella di Benigni.

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