Davide Rondoni: di anima non si parla più a scuola e i giovani sono orfani dell’amore

Da una ricerca negli USA risulta che chi non s’innamora durante il periodo scolastico sviluppa capacità migliori ed è meno vittima di depressione. “Come si fa a proporre un’educazione sentimentale se nella scuola è stato tolto qualsiasi lessico spirituale?
Questo è il problema che vedo io” ci ha risposto il poeta Davide Rondoni.

 

Di Annalisa Teggi

 

Un paio di giorni fa, sfogliando alcuni quotidiani nazionali, ci si poteva imbattere in titoli sensazionalistici come L’amore fa male agli adolescenti (Corriere). Alle spalle di questa clamorosa uscita c’è uno studio pubblicato a inizio settembre da un’università americana della Georgia nell’ambito di un progetto orientato alla cosiddetta salute scolastica. Dall’abstract si evince ciò che ha suscitato scalpore: l’oggetto della ricerca sono stati 594 studenti di scuola superiore e si è analizzato il loro rendimento scolastico in relazione alla situazione affettiva. Le conclusioni sintetiche sono che gli adolescenti privi di relazioni sentimentali durante il percorso scolastico sviluppano capacità migliori e meno possibilità di depressione.
Lascia attoniti leggere questo suggerimento:

Le proposte scolastiche dovrebbero includere l’ipotesi che non avere incontri romantici è un’opzione salutare.

 

Ex abrupto, ho immaginato che il team di cervelli che ha prodotto questa valutazione fosse stato ospitato nel corso del lavoro su un pianeta capace di cancellare ogni traccia di memoria e buon senso. Perché per accreditare la succitata frase occorre fidarsi di più dell’astrazione di un dato statistico interpretato in un certo modo, piuttosto che di ciò che si è vissuto sulla propria pelle. A monte c’è poi una perplessità di base: si possono forse offrire autorevoli ipotesi educative sull’amore basate su un campione di neanche 600 studenti?

 

Tanto comunque è bastato per innescare il meccanismo della «notizia» e ci siamo ritrovati a leggere i titoli citati sopra, insieme a contributi di psicologi e scrittori che si sono sperticati a contestare le conclusioni degli esimi ricercatori della Georgia, già di per sé deboli quanto a credibilità. Però non è del tutto sbagliato stare al gioco. Una bella discussione può nascere da una frase demenziale buttata lì per caso. Si può entrare in un castello anche passando dal sistema fognario. E visto che l’esperienza affettiva dei nostri ragazzi e figli ci sta molto a cuore, affondiamo la lama nella ferita. Ma non eravamo l’età dell’amore libero e disinibito? Davvero qualcuno avrebbe il coraggio di mettere in guardia dall’innamorarsi?
Sono chiaramente domande retoriche. Ma le risposte lette sui quotidiani lasciano l’amaro in bocca; anche l’innesco poco rilevante di una ricerca universitaria ci permette di constatare quanto l’umano sia in alto mare sul tema dell’amore. Disorientati e spensierati, ecco come siamo.
I commenti alla notizia vanno dallo scrittore che sviolina il romanticismo più smielato alla psicologa che dissuade i genitori dall’impicciarsi del cuore dei figli.

 

Abbiamo disturbato un poeta, Davide Rondoni.
La scusa di commentare una notizia che in fondo non è tale (cioè è solo l’ennesimo cannone volutamente caricato per sparare a un topolino) ci ha permesso di spostare lo sguardo su qualcosa di cui abbiamo assoluta premura: rimettere l’amore al centro. Non il sentimento o l’istinto o la passione sessuale, bensì quella potenza che Cavalcanti immaginava come un signore armato di frecce (qualcosa che irrompe nella vita e desta l’io) e che Dante incontrò a soli 9 anni, facendone il fulcro di tutta la sua conoscenza del mondo.

Caro Davide, grazie della tua disponibilità a condividere qualche pensiero con noi di Aleteia For Her. Amore e statistiche: hai sentito anche tu la notizia? Si possono esprimere giudizi autentici sull’esperienza affettiva usando il criterio della statistica?

Mi sembra tutto bizzarro e legato alla volontà di trovare notizie per forza. Cosa vuol dire che è meglio non innamorarsi durante la scuola? Non è una qualcosa che si deve o non deve fare. È sbagliato come ragionamento. Se succede, succede.
Che senso avrebbe una statistica che giunge alla conclusione: non devi aver freddo. Se hai freddo, hai freddo. L’amore non è decidere o meno di innamorarsi. Ci si innamora e basta. Chi affronta l’amore con le statistiche non sa cos’è l’amore.
In secondo luogo, il fatto che i ragazzi abbiano bisogno di un’educazione sentimentale è stato vero in tutte le epoche. Oggi facciamo i conti con l’evidenza che i ragazzi sono privi di qualsiasi lessico sull’amore.
Come si fa, però, a proporre un’educazione sentimentale se nella scuola – soprattutto statale –  è stato tolto qualsiasi lessico spirituale?
Un’educazione sentimentale non si può fare senza un lessico spirituale, finisci a parlare solo di contraccettivi. Come fai a educare all’amore un ragazzo se non sa cos’è l’anima, il dolore, la prova?
Questo è il vero problema che io vedo oggi: le proposte di educazione all’amore mancano della premessa essenziale.

 

Un altro elemento è che la scuola e l’amore ne escono in antitesi. Non è d’aiuto per i ragazzi una proposta di vita che ragiona a compartimenti stagni. Cosa direbbe Dante?
Lui ci ha mostrato che l’amore è l’innesco di un’esperienza conoscitiva che va fino in fondo
all’io e all’universo

Certo. L’amore è una forma di conoscenza. Contrapporre l’amore e la scuola vuol dire non sapere né cos’è la scuola né cos’è l’amore.
È tipico della nostra epoca che è intellettualistica da una parte, sentimentale dall’altra. Dante ha fatto una grande sintesi di ciò che gli offriva il suo tempo. Da una parte c’erano i teologi che parlavano di Dio come un oggetto inconoscibile e perciò amabile, per essere conosciuto, e dell’altra c’erano i trovatori e gli stilnovisti che dicevano che l’uomo si nobilita amando una donna che non possiede; ecco cosa fece Dante: amando una donna che non possedeva, Beatrice, è arrivato a conoscere Dio. La sua ipotesi sull’amore è che Beatrice sia un miracolo seguendo il quale si può scoprire cosa c’è in fondo alla vita.

 

Salutando cordialmente gli studiosi americani, da dove si riparte per parlare ai giovani di Amore, come esperienza privilegiata per stare dentro la vita?

Pensa che ho scritto un libro proprio su questo: L’amore non è giusto. Parlare dell’amore è una cosa meravigliosa e pericolosa.
C’è un verso del Cantico dei Cantici che dice: «L’amore è forte come la morte». Vuol dire che non è una forza con cui puoi discutere, non arriva quando lo decidi tu. L’amore quando accade, accade; certo, puoi decidere di difenderti, di far finta di non sentirlo. Ma quando accade, cambia tutto.
Bisogna ripartire dall’evidenza che l’amore è un’esperienza che sovverte le cose. Non è un sentimento ma è una forza. È davvero quel che «move il sole e l’altre stelle»: è un’esperienza dolce, terremotante, segreta, meravigliosa. Se non si riparte da lì il resto non si capisce.

 

Fonte Aleteia

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